2) Brentano. Sull'accusa di psicologismo.
In questa lettura Brentano afferma di non proporre teorie
psicologistiche e respinge le accuse che a questo proposito gli
vengono rivolte. Egli conclude ricordando che per la conoscenza 
un giudizio e che come tale essa appartiene inevitabilmente al
campo psichico.
F. Brentano, La classificazione delle attivit psichiche (pagina
418).

 La mia teoria della conoscenza  stata accusata di psicologismo,
una parola venuta in uso recentemente, a udir la quale qualche pio
filosofo, come qualche cattolico ortodosso al nome modernismo,
si fa il segno della croce, come se questo nome contenesse Satana
in persona.
Per discolparmi di una cos grave accusa, devo domandare che cosa
poi s'intende propriamente con questo, perch a ogni momento si ha
sempre pronto quel nome, a mo' di spauracchio, anche dove si
tratta di cose assai diverse. Quando per avere una spiegazione
pregai personalmente Husserl e alcuni che seguono fedelmente le
sue vedute, mi si disse che con ci s'intende una teoria la quale
combatte la validit universale della conoscenza, una teoria
secondo la quale altri esseri, che non siano uomini, possono avere
conoscenze che sono addirittura opposte alle nostre.
Intesa in questo senso, non solo non sono psicologista, ma sempre
ho rigettato e combattuto, nella maniera pi decisa, un tale
assurdo soggettivismo. Per sento rispondere che tuttavia sono
psicologista e abolisco l'unit della verit per tutti, poich
questa consiste soltanto in quanto al vero giudizio corrisponde
qualcosa fuori dello spirito, qualcosa che  una e la stessa per
tutti coloro che giudicano. Ma nei giudizi negativi e in quelli
che indicano qualcosa come possibile, impossibile, passata o
futura, questa qual cosa non pu essere un reale, e con ci, non
ammettendo io come qualcosa che sia insieme a reali anche certi
non reali, come non essere, possibilit, impossibilit, esser
passato, esser nel futuro e simili, abolirei qui secondo loro
l'unit della verit per tutti.
Rispondo che se anche da quella negazione seguisse l'abolizione
della validit universale della conoscenza, tuttavia non va bene
di screditarmi come psicologista, giacch io stesso non traggo
queste conseguenze. Si potrebbe forse dire soltanto che io pongo
proposizioni che, nelle loro conseguenze, devono condurre allo
psicologismo. Ma neanche questo  giusto, infatti anche senza
premettere tali non reali, perch non dovrebbe essere evidente che
due giudizi, dei quali uno afferma in un certo modo ci che
l'altro nega nello stesso modo, non possono essere giusti, tanto
se vengono dati da due diverse persone, quanto se li d una stessa
persona? Perch nessuno dir, spero, che se anche esiste quel non
reale, la percezione di questo e il suo confronto col nostro
giudizio precedono per farci riconoscere, nell'armonia dell'una
con l'altra, e nella loro disarmonia, la verit o falsit dei
nostri giudizi.
Sono sempre invece percezioni di reali, immediatamente evidenti, e
negazioni di composizioni, in cui esse sono entrate nelle nostre
rappresentazioni, che ci offrono l'ultimo sostegno nella critica
dei propri e degli altrui pensieri.
Tanto, in breve, per difendermi da false e odiose dicerie, le
quali non credo che possano provenire dalla bocca di antichi
discepoli. Ma, se cos fosse, devono apparire come un segno di
estrema debolezza di memoria.
Per vi  anche una terza ipotesi. Si conosce ci che avviene, e
che, negli uomini, inavvertitamente, i concetti si spostano, e che
essi stessi poi, in seguito alle equivocazioni che ne sono
scaturite, non sanno bene che cosa dicono. Cos qualcuno, che sar
cascato in tale debolezza umana, mi chiama psicologista. E infatti
non solo il soggettivista, ma anche colui che crede che la
psicologia ha da dire qualcosa nella teoria della conoscenza e
nella logica viene confuso nel psicologismo. Ma per quanto io
condanni il soggettivismo, tanto poco mi lascio deviare da ci
alla sconoscenza di quella verit, secondo me cos decisamente
stabilita, che mi sembrerebbe paradossale, anzi assurdo, se
qualcuno negasse che la conoscenza  un giudizio, o negasse che il
giudizio appartiene al campo psichico. E si pu dire perci che se
anche altri esseri fuori di noi partecipano alla conoscenza, essi
dovranno partecipare a quella che cade anche nel campo dei
fenomeni psichici umani, e soltanto qui sono accessibili
direttamente all'indagine nostra.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1976, volume
venticinquesimo, pagine 453-454.
